L’istruzione resta il principale investimento contro la povertà e la sua trasmissione di generazione in generazione. In quest’ottica, garantire l’accesso all’educazione di qualità per tutti è centrale, anche per le politiche di inclusione sociale.

I dati precedenti mostrano quanto sia fuorviante una narrazione tesa a descrivere giovani e adolescenti come indolenti e ripiegati su sé stessi. Già oggi ragazze e ragazzi sono agenti di cambiamento per le loro comunità; sviluppare e incoraggiare questa propensione deve essere un obiettivo delle politiche pubbliche in materia.

In questo senso, da alcuni anni i rapporti della commissione Lancet sul benessere degli adolescenti hanno sottolineato l’importanza dell’investimento su questa fascia d’età. Osservando come gli investimenti durante l’adolescenza, e in generale su bambini e ragazzi tra i 10 e i 24 anni, possano produrre un triplice vantaggio: per i giovani di oggi, per gli adulti che diventeranno e per la prossima generazione di bambini di cui saranno genitori. Quindi in generale per l’assetto attuale della società e per quello degli anni a venire.

Questo potenziale però si scontra con la dinamica demografica in corso nei paesi avanzati, e in particolare in Italia. Con la progressiva, prevista diminuzione dei giovani in termini demografici, il rischio concreto è che diminuisca anche la loro centralità nel dibattito pubblico e il loro peso nella società. Con la possibile conseguenza che si riduca l’attenzione verso la condizione delle giovani generazioni e gli spazi di intervento in questo senso.

Fonte: Openpolis