Perché i ragazzi smettono di leggere?
Bambini e ragazzi leggono troppo poco, leggono solo se sono obbligati dalla scuola a farlo… Ma è vero? E quali sono le cause di questo disamore? E i rimedi? Come può la scuola incentivare alla lettura? Lo abbiamo chiesto a un grande esperto, Simone Giusti, docente di Didattica della letteratura italiana all’Università di Siena, intervenuto di recente a Sfide-La scuola di tutti, che si è svolto a Milano a marzo. E la sua risposta è piuttosto sorprendente, perché i dati ribaltano un cliché molto radicato. «In realtà la fascia di età in cui si legge di più in Italia è proprio l’adolescenza. Il calo brusco riguarda la scuola superiore e poi gli adulti. Purtroppo, mentre il numero complessivo di lettori in Italia era salito costantemente da quando lo misuriamo fino ad alcuni anni fa, da un po’ di tempo si è invece fermato. E possiamo dire con una buona dose di sicurezza che la scuola influisce poco sui comportamenti di lettura: gli adulti scolarizzati e perfino i laureati non leggono più».
Manca il tempo per leggere
La scuola sembra quasi avere un’influenza nociva, perché gli stessi adolescenti smettono di leggere non appena i compiti a casa incombono maggiormente, con il passaggio alle superiori. “La scuola si prende troppo tempo, è un’invasione della vita privata delle persone -spiega Giusti-. I compiti a casa sono una pratica devastante e classista perché richiedono che le persone dispongano pienamente del loro tempo fuori da scuola, e non è così per tutti. Abbiamo molte prove del fatto che questo produce un incremento delle disuguaglianze senza produrre un significativo aumento delle competenze. E dunque la scuola tradizionale produce non lettori e non lettrici”.
Inefficaci le prove di comprensione del testo
In genere la lettura a scuola si accompagna sempre a prove di comprensione del testo, ma secondo Giusti sono inefficaci e controproducenti. “Si trasmette l’idea che leggere sia studiare, che leggere sia per uno scopo utilitaristico, cioè per rispondere alle interrogazioni. Il risultato è che si legge solo a scuola. I lettori forti invece leggono perché trovano un senso nel farlo, anche al di fuori della scuola. Le prove Invalsi, ripetute mille volte, in fondo a ogni testo, con gli esercizi di comprensione, sono assolutamente deleterie. Non solo sono inefficaci, ma portano alla disaffezione per la lettura e anche a problemi di comprensione, perché danno l’illusione che la comprensione assomigli alla risoluzione di un problema di matematica, cioè che sia univoca e unica. Manca invece un comportamento sano, naturale del lettore o della lettrice che mentre legge si fa un film mentale, s’immerge e fa un’esperienza significativa”.
I libri come dispositivo
Simone Giusti sostiene che è sbagliato proporre un buon libro come unica alternativa di qualità rispetto ad altri mezzi di comunicazione giudicati inferiori. “Gli stessi videogiochi, soprattutto quelli in soggettiva, sono l’imitazione molto semplificata di quello che fanno il lettore e la lettrice di romanzi quando cominciano a costruire il mondo narrato. Se abituo le persone a una molteplicità di esperienze, a usare tanti dispositivi, e tratto il libro come una tecnologia da mettere accanto all’ebook, al videogioco, al file audio, all’audiovisivo, allora il libro può avere senso e può uscire da quest’idea un po’ vetero-umanistica che sia un oggetto privilegiato che dà accesso a un mondo elitario e per pochi. È un dispositivo che richiede molta fatica, al contrario degli altri, però è molto più versatile e dà molta più soddisfazione. D’altronde, anche nei giochi quelli che richiedono più impegno sono i più divertenti”.
Una reazione autoritaria
“Dovremmo avere pratiche didattiche che continuativamente fin dalla primaria creano degli ambienti in cui leggere sia una delle abitudini, non l’abitudine -insiste Giusti-. Quello che secondo me si sta sbagliando completamente è pensare che escludendo gli altri dispositivi le persone scelgano il libro perché c’è solo quello. Non solo è una forma di violenza, ma è una cosa molto stupida che sarà totalmente controproducente, perché non risponde a quello che fanno le persone nella vita. Io non ho mai visto nessuno che siccome legge smette di guardare le serie tv, o smette di giocare a un videogioco se gli piace, o smette di usare lo smartphone perché tanto c’è il libro… Questo è il risultato di una scuola che ancora non ha conosciuto la democrazia, una scuola ancora intrisa di approcci autoritari. Quello che nè scritto nelle nuove indicazioni nazionali è già molto significativo”.
Socializzare la lettura
Oggi chi legge è una persona che guarda anche molte serie tv, è una persona che parla continuamente con gli amici delle storie che ha letto, visto, ascoltato. Leggere non è solo un fatto cognitivo individuale, ma ha anche una dimensione sociale molto rilevante. “Vanno in questa direzione pratiche come quella di istituire la biblioteca di classe -spiega Giusti-. Oppure la lettura individuale in classe, il peer-to-peer, verbalizzare e condividere la comprensione e le interpretazioni. Pratiche che si basano proprio sulla successiva socializzazione dell’esperienza che si fa attraverso il book talk. Non serve parlare degli autori, ma di quello che ti succede mentre leggi e di cosa provi, di quale effetto ha avuto su di te una determinata lettura… Un po’ come parlare dei viaggi che si sono fatti. Certamente non è come compilare schede libro!”.
Il portfolio delle esperienze di lettura
“C’è un’altra tecnica didattica che uso spesso, si chiama il portfolio delle esperienze di lettura. Si tratta di raccogliere le letture significative che hanno avuto un impatto sugli studenti. Non chiedo chi è l’autore, ma altro: Come sei entrato in possesso di quel dispositivo? Su quale mezzo l’hai fruito? In quanto tempo? Cosa stavi facendo? In che situazione ti trovavi? Questo perché ci sono dei libri che leggiamo la sera, libri che leggiamo tutti d’un fiato, libri che lasciamo a lungo sul comodino… È per questo che chi ama la lettura ha tanti più libri di quelli che può effettivamente leggere e li tiene anche in posti diversi della casa. La scuola dovrebbe avere una biblioteca seria e l’insegnante dovrebbe conoscere a fondo i propri studenti, in modo da proporre letture che possano essere interessanti per loro”.
La biblioteca di classe
Per allestire una buona biblioteca di classe, si deve conoscere bene la letteratura della fascia di età cui ci si rivolge, spiega Simone Giusti. Bisogna individuare titoli che i ragazzi leggerebbero anche fuori dalla scuola. “Fondamentalmente dovremmo chiedere agli insegnanti di essere lettori eclettici. Purtroppo i dati ci dicono che non è così. Faccio sempre un esperimento: se provi a chiedere il nome di un poeta contemporaneo importante agli insegnanti, è molto difficile che sappiano rispondere, non conoscono neppure i premi Nobel. E non è una critica, è semplicemente che i docenti escono dalla scuola tradizionale, quindi sono il frutto di pratiche didattiche non adeguate”.
Spesso vengono consigliati i grandi classici e fin qui nulla da ridire… ma la letteratura è sterminata, perché sempre Le ultime lettere di Jacopo Ortis? Per carità, un bel libro, ma siamo certi che nel momento in cui i ragazzi stanno mollando la lettura o non ci si sono mai avvicinati, quel testo possa essere in grado di affascinarli? “Intanto sappiamo che i libri che un lettore deve avere a disposizione devono essere di più di quelli che è in grado di leggere, perché possa davvero scegliere. Se noi ne diamo uno solo, è evidente che abbiamo già sbagliato orizzonte. Anche per suggerire un classico poi bisognerebbe conoscere la letteratura contemporanea e il mercato editoriale, magari per selezionare la traduzione migliore. E’ difficile continuare a leggere in un mondo che non dà valore alla lettura. Specialmente alla letteratura per ragazzi, che è qualcosa di cui i letterati non si occupano e questo è un altro messaggio forte, non è letteratura”.
I docenti leggono?
Professore, il quadro è piuttosto demoralizzante. Mi sembra di capire che il problema di fondo è che i docenti stessi non sono lettori… “Certamente. In base a quello che ci dicono le indagini, il vero dramma del nostro Paese è il fatto che le persone smettono di formarsi dopo la scuola. Faccio sempre questo esempio ai miei colleghi, docenti di Italiano: un laureato in lettere che ha fatto vent’anni di insegnamento, se si dovesse rimettere a guardare un libro di matematica, a rifare i compiti, dove arriverebbe? Di solito tutti dicono alla seconda, terza media. Questo è normale. Se io non ho continuato a esercitare certe competenze, perdo cognitivamente. Per la lettura è la stessa cosa, le persone pensano di saper leggere, ma in realtà non leggono, non si allenano continuamente”.
Il punto è che se la scuola non riesce a incidere su questo, a formare lettori forti e appassionati, si possono anche alzare i livelli di comprensione della lettura, però sappiamo che quei piccoli lettori li perderemo dopo. “È molto importante creare una continuità, un nesso tra dentro e fuori la scuola nei luoghi in cui si pratica la lettura -raccomanda Simone Giusti-. Il problema è che siamo in una fase di grande povertà del Paese e vistosi segnali antidemocratici non mi fanno pensare che ci sarà un rapido miglioramento. Però ci sono molte persone che da anni ci provano nonostante tutto. Io mi occupo di formazione degli insegnanti e devo dire che, magari con 25 anni di ritardo rispetto agli altri paesi europei, qualche passo in avanti l’abbiamo fatto. Qualche anno fa era impensabile che ci fosse un insegnamento di didattica della letteratura, ora c’è. Lo so che non è un ottimismo sfrenato, però… meglio che niente”.
Libri da consigliare a bambini e ragazzi
di Simone Giusti
Come autori a me piace molto Jason Reynolds, mi è piaciuto molto ad esempio La Lunga Discesa (Feltrinelli), mi sono appassionato a questi romanzi in versi liberi che negli Stati Uniti vanno molto. Poi mi piace anche Joe Lansdale, sorprattutto il suo libro più al femminile, una storia che ha per protagonista una ragazza adolescente: Io sono Dot (Einaudi). Oppure anche La sottile linea oscura o L’ultima caccia entrambi di Einaudi. Ultimamente ho letto un albo bellissimio, Ferriera, di Pia Valentinis. E poi Aidan Chambers, Il lettore infinito (Equilibri): è un saggio bellissimo sull’educazione alla lettura e i suoi romanzi meritano tutti una chance. Queste sono tutte indicazioni per una fascia di pre-adolescenti e adolescenti. Per i più piccoli ho letto in questi giorni Grogh, storia di un castoro (BUR) del maestro Alberto Manzi, che è un superclassico pubblicato la oprima volta nel 1951… che bello, ha ancora una lingua che funziona!
FONTE: Orizzonte Scuola
