Che cos’è la Narrativa Psicologicamente Orientata (NPO)
La Narrativa Psicologicamente Orientata è un metodo che punta a un tipo di lettura che sviluppa competenze emotive e cognitive. Ecco perché è un bene promuoverla.
Leggere in età infantile è importante. Sappiamo che la lettura ad alta voce stimola la costruzione della relazione, permette al bambino di aumentare il proprio vocabolario, fa accedere al mondo dei significati. Vediamo insieme che cos’è la Narrativa Psicologicamente Orientata (NPO) e come sfruttarla.
La lettura modifica il cervello dei bambini
Le neuroscienze, negli ultimi anni, ci hanno permesso di evidenziare le differenze tra un cervello infantile che si è sviluppato con l’esperienza dell’ascolto e della lettura diretta di un testo e quello che invece non ha avuto tale tipo di nutrimento. Nel primo caso la “materia bianca” del cervello si struttura e organizza in una rete integrata che connette molti neuroni e aree differenti della corteccia.
Nel secondo caso, invece, la “matassa” delle fibre sinaptiche sembra molto più disorganizzata e caotica. Insomma, leggere è di sicuro una funzione capace di dare forma e struttura al cervello del bambino, favorendo le integrazioni sinaptiche interneuronali.
Come la Narrativa Psicologicamente Orientata lavora sulle competenze emotive
Ma che cosa succede quando a un bambino vengono letti testi che hanno la funzione di promuovere le sue competenze emotive? Questo è il compito della cosiddetta NPO, ovvero la Narrativa Psicologicamente Orientata, un approccio alla lettura che si basa sull’offerta di testi che hanno la capacità di fornire al bambino storie che lo emozionano e che gli permettono di costruire i significati, impliciti ed espliciti, presenti nelle storie.
La tecnica della doppia telecamera
I testi di Narrativa Psicologicamente Orientata di solito vengono scritti con la tecnica della doppia telecamera. Da una parte, il bambino vede il “fuori” delle cose, degli eventi, dei personaggi narrati. La prima videocamera, infatti, si muove in “oggettiva”, descrive e racconta, mostra e dimostra. Poi, però, nel racconto, abbiamo accesso anche al mondo interno dei protagonisti. Ovvero, è come se esistesse una seconda videocamera che ci mostra l’invisibile, cioè quello che i personaggi provano, sentono e sperimentano.
Per cui, in un racconto dedicato al bullismo, noi potremmo assistere alle vicende di un minore che viene preso in giro e che rimane apparentemente passivo e in silenzio di fronte a ciò che gli succede: questo è il fuori.
La NPO si sofferma sulle emozioni
Poi, però, il racconto può soffermarsi a lungo sul suo disagio, sulle emozioni, sul senso di esclusione e di vergogna che prova. Questo è il lavoro che fa la seconda videocamera. In questo modo il lettore può trovare in un testo, il dentro e il fuori dei fatti e delle persone, può sincronizzarli e sintonizzarsi con essi, può ricevere un’alfabetizzazione che è al tempo stesso emotiva e cognitiva, che promuove competenze empatiche, ma fornisce anche stimoli di identificazione (si possono usare testi che affrontano gli stessi problemi dei protagonisti) e stimola lo sviluppo del pensiero critico e della comunicazione efficace.
Molti tra i libri di narrativa più popolari appartengono proprio a questo filone: si pensi a Wonder oppure ai testi per i più piccoli che hanno per protagonisti bambini arrabbiati, timidi o impauriti.
Promuovere la Narrativa Psicologicamente Orientata in classe è davvero utile ai fini dello sviluppo delle competenze emotive, ma può servire molto anche alle famiglie. Fornire indicazioni ai genitori per leggere insieme ai loro bambini ansiosi, troppo competitivi, oppure prepotenti storie centrate su piccoli protagonisti che hanno gli stessi problemi, permette all’adulto di “guardare dal di fuori” quello che c’è nel mondo interno del figlio e di imparare, di conseguenza, a “maneggiarlo” meglio.
FONTE: FOCUS SCUOLA
