Nelle premesse alle Nuove indicazioni nazionali 2025 vi sono molti principi condivisibili sull’insegnamento della matematica. Tuttavia poi mancano nella sezione ad hoc la dimensione laboratoriale, i giochi, le letture divulgative e la storia della matematica.
Aspetti di fondo condivisibili nelle Indicazioni nazionali 2025
Martedì 11 marzo 2025, sul sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito è stata pubblicata la bozza delle “Nuove Indicazioni 2025. Scuola dell’infanzia e Primo ciclo di istruzione. Materiali per il dibattito pubblico”. La commissione che ha lavorato a questa bozza ha messo al centro della propria riflessione il motto “Non multa, sed multum”: non dobbiamo lavorare per una scuola nella quale si moltiplicano i contenuti, ma per una scuola che lavora molto su una rosa di nozioni più ristretta. “Meglio meno, ma meglio” come sintetizzo da anni.
Questo aspetto di fondo delle “Nuove Indicazioni 2025” è in sintonia con la mia visione del processo di apprendimento e insegnamento della matematica al Primo ciclo di istruzione. Così come lo sono la promozione del gioco, al quale viene riconosciuto un valore profondo, ad esempio, per sviluppare cooperazione e creatività, ma anche come deterrente contro il dilagare eccessivo del digitale; l’attenzione per l’autonomia delle bambine e dei bambini che, nella mia visione, deve iniziare dagli aspetti pratici e quotidiani e poi diventare un prerequisito per l’autonomia di pensiero sul terreno astratto della matematica; la centralità del loro benessere e la preoccupazione per la crescente “ansia del tempo”. Una consapevole cura del tempo, da parte di scuola e famiglie, è essenziale per un apprendimento sereno e consapevole: bambine e bambini hanno diritto alla noia perché è in essa che capiamo chi siamo e che cosa ci interessa.
Pratiche necessarie che ora mancano nelle Indicazioni nazionali 2025
Dalla lettura della sezione dedicata alla matematica, porto a casa la sensazione di uno scollamento da questi aspetti che, enunciati nelle premesse, non ritrovo nello specifico della nostra disciplina.
La matematica ha bisogno della manualità, del laboratorio, della realizzazione di piccole “macchine”: bicchieri riempiti di ceci per manipolare alcuni problemi o altre situazioni quantitative; fogli di carta piegati per toccare le simmetrie e per esercitare la creatività nei vincoli della geometria, ad esempio realizzando origami; figure di cartoncino con le quali vedere in azione l’equivalenza di aree attraverso l’equiscomponibilità; spaghi annodati per ragionare su perimetro e area dei quadrilateri; e molto altro.
La dimensione laboratoriale è centrale in tutto il Primo ciclo (e in parte lo sarà anche nel successivo). Al momento, dalla bozza che possiamo leggere, è assente. Così come sono assenti i giochi, siano essi didattici, ovvero pensati e concepiti per apprendere matematica; o giochi per l’intrattenimento ma con una chiave di lettura matematica, che permettono di entrare in confidenza con un’idea anche senza esplorarla formalmente, o, ancora, i giochi tout-court che aiutano a collaborare e a tenere conto di relazioni e comportamenti prestabiliti, attitudine essenziale per fare matematica.
Sono assenti anche le letture divulgative che hanno la potenzialità di far sentire a proprio agio (in sintonia con la centralità del benessere elencata tra gli aspetti di fondo della bozza) ragazze e ragazzi, e prima bambine e bambini, che non lo sono con la dimensione del calcolo. Vero è che una lettura divulgativa non lavora sul piano procedurale. D’altra parte però può restituire il senso di una pagina della matematica e può far cogliere un’idea, un fenomeno o un fatto matematici.
Allo stesso modo, è assente ma andrebbe considerata come irrinunciabile la storia della matematica e del suo pensiero, per non cadere nell’errore, comune a molti, che il Teorema di Pitagora, lo zero, il calcolo letterale e tutte le altre idee e strumenti della matematica siano sempre esistiti e che non abbiano una storia, a volte lunga e travagliata, che ci racconta dell’incontro di culture diverse. Oggi che nelle nostre aule ci sono futuri cittadini con origini culturali e geografiche variegate è essenziale insegnare una matematica che abbia le radici fortemente radicate nella storia e nella geografia del mondo.
FONTE: FOCUS ITALIA
